E’ da molti anni ormai un argomento spinoso di non facile trattazione, la ricerca fiore all’occhiello di ogni scienziato che di essa ne fa uno stile di vita ed un credo, è in Italia ultima per quel che riguarda i finanziamenti pubblici. Ad essa è destinato attualmente un misero 1,1% del PIL a dispetto di una media europea del 2% e con un progetto comunitario di portarla al 3%. Se avete il modo di parlare con un qualsiasi ricercatore in Italia vi dirà che la loro vita è ricca si ma di salti mortali, precariato, nepotismo, sfiducia e rassegnazione quasi totale. La ricerca dovrebbe essere uno dei principali settori nei quali convogliare il denaro pubblico, ma come sempre in Italia quando si parla di questo scottante nodo ogni promessa o aspettativa viene puntualmente disattesa.
La corsa alle risorse
Immaginate di avere un’idea brillante, di essere a pochi passi da una scoperta sensazionale, immaginate di essere uno dei “pochi” oramai ricercatori che risiedono ed operano stabilmente nel nostro paese e che proprio nel momento più importante del vostro lavoro qualcuno vi dica che i soldi sono finiti, che il materiale e la strumentazione tecnica deve essere rimpiazzata ma non ci sono possibilità, immaginate tra l’altro che tra un mese il contratto di dottorato vi scade e immaginate infine di girarvi intorno e vedere solo nebbia, è questo quello che la maggior parte dei pubblici ricercatori vive nel nostro paese giornalmente. Una simile situazione farebbe passare la voglia a chiunque faccia questo ingrato mestiere di passare ore e ore della propria vita chiuso in un laboratorio, eppure c’è chi in Italia di fronte a tutte queste difficoltà ancora la fa la Ricerca, quella con la R maiuscola per intendersi e si vede costretto a sgomitare per farsi assegnare quei pochi soldi a disposizione o ad arrivare per primo alla distribuzione di fondi come quelli che Telethon mette a disposizione ad ogni evento che realizza. Esistono scienziati che sono costretti a paghe degne di uno stagista e che a malapena riescono ad arrivare alla fine del mese. È nelle mani di persone così che risiede la speranza di trovare soluzioni ai grandi problemi scientifici e tecnologici, persone che cercano di racimolare quei pochi fondi in ogni modo possibile.
La Ricerca privata e il trasferimento all’estero
In tutto questo panorama esistono poche chances, una tra tutti l’impiego nel privato, che come ben sappiamo “urta” con le mentalità progressiste di coloro che lavorano a progetti scientifici per il bene di tutta l’umanità e non solamente per chi può permetterselo, oppure la partenza verso lidi esteri, che in campo di ricerca vedono assegnare risorse cospicue anno su anno a coloro che meritatamente ottengono risultati di interesse mondiale e che fanno poi pubblicità e danno prestigio al centro di ricerca che ha finanziato il tutto. Immaginate che in paesi come gli Stati Uniti circa il 60% delle risorse viene investito nella ricerca e innovazione, dove uno stipendio medio si aggira sui 4000 dollari al mese, ma soprattutto i contratti anche se a tempo determinato permettono il sicuro ingresso a fronte di risultati brillanti, come del resto è giusto che sia.
Foto: Josef Müllek