Avete idea di quanti sono gli scienziati italiani che fanno ricerca all’estero? Ebbene leggendo qui e lì vi renderete conto che tra contratti, cooperazioni internazionali e progetti nazionali all’estero sono diverse decine di migliaia. Si avete letto bene diverse decine di migliaia, questo vuol dire che i ricercatori “eccellenti” del nostro paese sono quelli che vanno a rendere grandi e prolifiche le realtà di ricerca estere. Un nutritissimo gruppo di ricercatori impegnati stabilmente all’estero sono quelli del settore medico, che trovano negli Stati Uniti, in Canada, Svezia e Svizzera (ma solo per citare quelli che investono di più) il paradiso della “Ricerca”.
Motivi del successo estero
I nostri “cervelli” riescono a trovare così, fuori dal nostro paese, quelle certezze e quelle strutture che in Italia sono diventate utopia pura. Per utopia si intende un contratto, anche a tempo determinato ma ben retribuito, fondi a disposizione per supportare le spese di ricerca e per validarne i risultati ottenuti e soprattutto riconoscimento per l’immane lavoro che molte volte queste persone svolgono sacrificando in laboratorio grandi fette della propria vita. Ma allora perché in Italia non si cerca di andare nella stessa direzione? Motivi economici sicuramente, ma anche grande ignoranza della nostra classe politica, che di fronte ai grandi problemi del nostro paese resta inerme a bocca aperta senza saper rispondere anche a quesiti semplici.
Eccellenze italiane all’estero
Se provate a cercare quali sono i più “blasonati” ricercatori medici nella top list dei cervelloni italiani è sconvolgente vedere come il 70% della lista è di persone che lavora stabilmente all’estero. Primo fra tutti il grande Carlo Croce, uno dei più eminenti scienziati nel campo della lotta al cancro che presta la sua opera presso l’Ohio State University e del suo collega Napoleone Ferrara che l’anno scorso ha strappato il premio Lasker Awards grazie allo studio sul VEGF. La lista è davvero lunga, segue Alberto Mantovani che dopo la laurea è scappato in Inghilterra e successivamente negli Stati Uniti raggiungendo livelli di preparazione che in Italia si possono solo sognare se ci si affida esclusivamente alle nostre strutture, anche se dal 1996 è ritornato in patria riuscendo a ricoprire attualmente il ruolo di professore ordinario alla facoltà di Medicina di Milano e Direttore scientifico di Humanitas un importantissimo policlinico situato a Rozzano. Da semplici lettori un’unica speranza ci accomuna a quella delle nostre “menti” eccelse e cioè quella che l’Italia si possa liberare per sempre dall’ignoranza delle istituzioni e dal cancro del “nepotismo”, male per il quale ancora nessuno è riuscito a trovare una cura definitiva.
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