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	<title>La ricerca biotecnologica</title>
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		<title>La biologia forense: centri di ricerca in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Biologia forense]]></category>
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		<description><![CDATA[La scienza applicata al sistema giudiziario è detta forense poiché il risultato delle analisi condotte col metodo scientifico sono riconosciute pubblicamente e quindi hanno valore legale. In particolare, la biologia forense ha vasta applicazione nell’ambito giudiziario soprattutto per quanto concerne l’ambito penale. Attraverso le analisi condotte nel campo della biologia forense, è stato possibile ottenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2012/01/Forschung_Frau_M.jpg" alt="I centri di ricerca italiani per la biologia forense" title="Biologia forense in Italia" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-65" /><strong>La scienza applicata al sistema giudiziario è detta forense poiché il risultato delle analisi condotte col metodo scientifico sono riconosciute pubblicamente e quindi hanno valore legale. In particolare, la biologia forense ha vasta applicazione nell’ambito giudiziario soprattutto per quanto concerne l’ambito penale. Attraverso le analisi condotte nel campo della biologia forense, è stato possibile ottenere prove schiaccianti sulla colpevolezza o meno di atti criminali.</strong></p>
<h2>I centri di ricerca della biologia forense</h2>
<p>E’ giovane ma ricco di esperienze il nuovo centro di ricerche in biologia forense, si tratta dell’Accademia Internazionale di Scienze Forensi a Roma con sedi sia al Sud, come la città di Bari, sia al Nord come Torino e Padova. Ricercatori, italiani e non, si alternano nello studio di nuove analisi volte all’accertamento dei fatti in ambito giudiziario. L’Accademia nasce come associazione culturale che devolve i propri risultati ai progressi della scienza forense. Tale divulgazione avviene in maniera consulenziale e formativa avvalendosi dei propri professionisti che ritengono importante anche l’azione preventiva offerta da tali studi. Un altro laboratorio, situato anch’esso nella capitale d’Italia, ma con diramazioni anche in Turchia, Londra, Francia, Grecia e Stati Uniti, è il Laboratorio Genoma che dal 1998 si occupa di diagnostica molecolare, ovvero di analisi, ricerca e sperimentazione presso strutture mediche sia pubbliche che private riguardanti la genetica con i test di consanguineità e di paternità, l’oncologia molecolare, la fecondazione assistita, la cardiologia molecolare e altre determinazioni specifiche. Un’altra Accademia, riconosciuta in Italia, si trova a Reggio Emilia. Anch’essa si occupa dello studio e della divulgazione delle scienze forensi e in particolare si occupa dello studio del DNA nel campo della biologia forense. La necessità di tale ricerca segue l’evoluzione delle necessità che si sviluppano sulle scene del crimine e nelle stanze dibattimentali, perseguendo contestualmente la necessità di prevenzione di tali atti delittuosi.</p>
<h2>Le università italiane e la biologia forense</h2>
<p>La ricerca sulla biologia forense, insieme alle altre scienze forensi, non è del tutto sviluppata in Italia. Infatti vi sono accademie, forme associazionistiche o private che si dedicano a tale ambito, ma sono pochi e insufficienti i centri universitari dedicati allo studio e alla collaborazione con gli ambiti legali-giudiziari. Sono gli istituti di Polizia Scientifica e pochi settori della Medicina legale che hanno sviluppato la ricerca e l’applicazione delle scienze forensi. In particolare, la biologia forense, spesso associata allo studio della genetica forense, si occupa delle tracce biologiche rinvenute come peli, saliva, resti umani, liquido seminale e dell’identificazione e studio dei cadaveri. In tal senso la biologia forense analizza tutta la scena del crimine accertando la natura dei reperti rinvenuti con tecniche cromatografiche, di immunoelettroforesi e i immunodiffusione, non solo anche le analisi morfologiche ed enzimatico-colorimetrici. Il tutto è possibile avendo a disposizione strumenti altamente tecnologici come il microscopio ottico o tecniche di finger printing genetico per la rilevazione e l’identificazione del DNA. Per lo studio della scena del crimine, la biologia forense si avvale della antropologia forense che rileva tutti i reperti occultati da esplosioni e crolli di materiali, dalla comprensione dell’azione di deterioramento dovute all’ambiente e al tempo trascorso.</p>
<p>Foto: Photograph Darren Baker</p>
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		<title>Utilizzo del test del DNA in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono i corsi di Biologia Molecolare e di Genetica forense a occuparsi dello studio e delle analisi sul DNA in Italia. Ma la prima immagine che viene in mente quando si pensa al test del DNA è la serie televisiva CSI, tanto da parlare di “effetto CSI”. Tale effetto consiste nell’apprendimento delle tecniche d’investigazione scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-48" title="Utilizzo del test del DNA in Italia" src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2012/04/DNA-300x199.jpg" alt="Come e quali sono i test del DNA in Italia" width="300" height="199" /><strong>Sono i corsi di Biologia Molecolare e di Genetica forense a occuparsi dello studio e delle analisi sul DNA in Italia. Ma la prima immagine che viene in mente quando si pensa al test del DNA è la serie televisiva CSI, tanto da parlare di “effetto CSI”. Tale effetto consiste nell’apprendimento delle tecniche d’investigazione scientifica sui luoghi del delitto sui quali il pubblico diventa sempre più informato e dunque pretende sempre più. In tal senso l’”effetto CSI” tende all’evoluzione delle tecniche di rilevazione scientifica.</strong></p>
<h2>Il progresso del test del DNA</h2>
<p>L’ambito delle reperibilità del DNA è stato allargato. Se prima lo si poteva ottenere da pochi reperti organici, ad oggi è possibile rilevarlo da un più ampio ventaglio di sostanze biologiche e soprattutto anche se il loro stato di conservazione è molto alterato. Cosicché grazie alle innovazioni tecnologiche e al progresso scientifico è possibile utilizzare nuove tecniche di genotipizzazione che distinguerebbero anche due gemelli omozigoti.  In Italia ci sono gli esperti dei RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) e del RACIS (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche) che si occupano delle analisi e della ricerca sui test del DNA e possiedono l’intera banca dati dei DNA relativi a persone che hanno attraversato inchieste giudiziarie. Sia che si tratti di individui condannati che coinvolti su altri livelli d’indagine, i RIS possono mantenere copia del DNA da utilizzare anche per altre analisi. In particolare I frammenti utilizzati per rilevare prove scientifiche che associano una persona a un DNA, sono determinanti quanto è più alta la compatibilità tra l’una e l’altro. La prova sarà schiacciante quando sarà verificata l’unicità del profilo genotipico (profilo DNA), come nel caso della dimostrazione di paternità.  A differenza di altri stati, come gli USA, l’Italia possiede una severa legge sulla privacy che non permette la schedatura delle persone in base al DNA. Tale differenza è data dalla concezione dell’utilizzo del test del DNA che in altri paesi è interpretato come utile strumento di lotta alla violenza. In tal senso si pensa agli stupratori che sarebbero presto individuati attraverso l’utilizzo di tale genere di schedatura.</p>
<h2>L’utilità del test del DNA</h2>
<p>Si pensi al riconoscimento delle vittime del crollo del Word Trade Center nel 2001. Attraverso il reperimento di materiali organici è stato possibile risalire all’identità delle vittime. Inoltre si sappia che ogni individuo ha una combinazione unica di DNA che spesso serve a risalire alla popolazione di appartenenza nella quale sono spesso diffusi marcatori simili che si sviluppano attorno a particolari condizioni ambientali o in seguito alla selezione naturale degli individui. Con tali dati si può dunque risalire anche all’origine ancestrale delle persone giungendo così anche alla configurazione delle personali caratteristiche fisiognomiche. Attraverso tali test si può risalire ai cosiddetti tratti fenotipici dell’individuo, come il colore degli occhi, della pelle, dei capelli, all’altezza e al peso. In particolare ci sono 2 geni che distinguono gli occhi azzurri e i capelli rossi. A oggi, in Italia, la maggior parte delle richieste del test del DNA è effettuata su padri extra-comunitari, attraverso la certificazione del DNA può essere approvato o meno il ricongiungimento famigliare.</p>
<p>Foto: Michael Tieck &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Le nuove frontiere della dietologia</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 11:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono sempre novità nel campo della dietologia, a volte sembra che vengano scoperte diete universali, a volte sembra che la miglior dieta da seguire sia quella elaborata su misura per ogni persona. In realtà la dietologia, chiamata anche dietetica, è una vera e propria scienza della nutrizione che si occupa dello studio dei processi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2012/04/dieta-300x183.jpg" alt="Le nuove diete" title="Le nuove frontiere della dietologia" width="300" height="183" class="alignleft size-medium wp-image-43" /><strong>Ci sono sempre novità nel campo della dietologia, a volte sembra che vengano scoperte diete universali, a volte sembra che la miglior dieta da seguire sia quella elaborata su misura per ogni persona. In realtà la dietologia, chiamata anche dietetica, è una vera e propria scienza della nutrizione che si occupa dello studio dei processi metabolici che scaturiscono dall’ingerimento degli alimenti. Per cui, analizza le composizioni degli alimenti e i processi di digestione, e le quantità digeribili proporzionate ad ogni corpo.</strong></p>
<h2>L’invecchiamento e la dietologia</h2>
<p>Un elemento importante di cui si occupa la dietologia è anche lo stile di vita che viene condotto dal soggetto interessato. Infatti, l’uso di qualsiasi dieta è associato alla rieducazione dello stile di vita, dunque ogni dieta comprende gli aspetti nutrizionistici e gli aspetti educativi, intendendo per questi esercizi motori, attività fisica e di mantenimento. Ma la vera sfida della dietologia è il rallentamento del processo d’invecchiamento. Poiché la scienza può molte cose, forse è giunto il tempo di dare risposta alla domanda diffusa di allontanare il più possibile gli effetti dell’anzianità fisica. E proprio attorno a tale domanda che recenti studi di dietologia hanno scoperto insieme alla medicina neuro-endocrinologica alcune possibilità. E’ bene sapere che il processo d’invecchiamento è inevitabile per ogni corpo, e i recenti studi si occupano della riduzione degli effetti che tale processo ha a livello fisio-patologico. Studi afferenti alle discipline psico-neuro-immuno-endocrinologia che riguardano il rapporto tra il cervello, gli organi e gli ormoni che potrebbero essere riassunti nella medicina anti-aging. Un elemento importante e imprescindibile di tale medicina è lo studio del DNA che può predire le possibilità di ammalarsi di una determinata patologia per la quale la singola persona è predisposta. I geni, in realtà sono esposti essi stessi alla mutazione causata da elementi esterni, come l’ambiente. E sarà dall’ambiente stesso e dunque dagli alimenti che da esso provengono a individuare cause, effetti e possibilità di miglioramento per l’organismo. Di tale studio si occupa la nutrigenetica insieme alla nutrigenomica che ha predisposto esami sui poliformismi genetici e sul DNA. Ma il costo di tali analisi rimane elevato, si parte da una base di 200 euro.</p>
<h2>I metodi della dietologia</h2>
<p>La dietologia è una parte dell’immenso studio dedicato all’anti-aging. S’inizia con la diagnosi dei radicali liberi per misurare lo stress ossidativo presente nelle cellule, appunto le cellule responsabili dell’invecchiamento. Dopo tale analisi interviene la dietologia con lo studio della dieta personalizzata da fornire al soggetto interessato e basata su integratori che  migliorano l’efficienza di tali cellule. Mentre ci sono molti alimenti, detti anche ossidativi, proprio perché sono ricchi di ossido e “ringiovaniscono” i radicali liberi. Spesso da tali analisi emerge che l’età biologica non è uguale all’età anagrafica e in tal senso, la dietologia, rileva tali differenze già all’età di 30 e 35 anni che sono fumatori, in sovrappeso, soffrono di patologie allergologiche, diabete, di problemi cardiovascolari e dunque la dietologia suppone di poter intervenire efficacemente proprio in quest’arco di età predisponendo una nutrizione e uno stile di vita che diminuiscono il gap tra le due età.</p>
<p>Foto: fotografdd &#8211; Fotolia</p>
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		<title>I ricercatori italiani all’estero</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 18:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avete idea di quanti sono gli scienziati italiani che fanno ricerca all’estero? Ebbene leggendo qui e lì vi renderete conto che tra contratti, cooperazioni internazionali e progetti nazionali all’estero sono diverse decine di migliaia. Si avete letto bene diverse decine di migliaia, questo vuol dire che i ricercatori “eccellenti” del nostro paese sono quelli che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2011/08/Forschung_Paar_M.jpg" alt="I ricercatori italiani" title="Ricercatori italiani all´estero" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-68" /><strong>Avete idea di quanti sono gli scienziati italiani che fanno ricerca all’estero? Ebbene leggendo qui e lì vi renderete conto che tra contratti, cooperazioni internazionali e progetti nazionali all’estero sono diverse decine di migliaia. Si avete letto bene diverse decine di migliaia, questo vuol dire che i ricercatori “eccellenti” del nostro paese sono quelli che vanno a rendere grandi e prolifiche le realtà di ricerca estere. Un nutritissimo gruppo di ricercatori impegnati stabilmente all’estero sono quelli del settore medico, che trovano negli Stati Uniti, in Canada,  Svezia e Svizzera (ma solo per citare quelli che investono di più) il paradiso della “Ricerca”.</strong></p>
<h2>Motivi del successo estero</h2>
<p>I nostri “cervelli” riescono a trovare così, fuori dal nostro paese, quelle certezze e quelle strutture che in Italia sono diventate utopia pura. Per utopia si intende un contratto, anche a tempo determinato ma ben retribuito, fondi a disposizione per supportare le spese di ricerca e per validarne i risultati ottenuti e soprattutto riconoscimento per l’immane lavoro che molte volte queste persone svolgono sacrificando in laboratorio grandi fette della propria vita. Ma allora perché in Italia non si cerca di andare nella stessa direzione? Motivi economici sicuramente, ma anche grande ignoranza della nostra classe politica, che di fronte ai grandi problemi del nostro paese resta inerme a bocca aperta senza saper rispondere anche a quesiti semplici.</p>
<h2>Eccellenze italiane all’estero</h2>
<p>Se provate a cercare quali sono i più “blasonati” ricercatori medici nella top list dei cervelloni italiani è sconvolgente vedere come il 70% della lista è di persone che lavora stabilmente all’estero. Primo fra tutti il grande Carlo Croce, uno dei più eminenti scienziati nel campo della lotta al cancro che presta la sua opera presso l’Ohio State University e del suo collega Napoleone Ferrara che l’anno scorso ha strappato il premio Lasker Awards grazie allo studio sul VEGF. La lista è davvero lunga, segue Alberto Mantovani che dopo la laurea è scappato in Inghilterra e successivamente negli Stati Uniti raggiungendo livelli di preparazione che in Italia si possono solo sognare se ci si affida esclusivamente alle nostre strutture, anche se dal 1996 è ritornato in patria riuscendo a ricoprire attualmente il ruolo di professore ordinario alla facoltà di Medicina di Milano e Direttore scientifico di Humanitas un importantissimo policlinico situato a Rozzano. Da semplici lettori un&#8217;unica speranza ci accomuna a quella delle nostre “menti” eccelse e cioè quella che l’Italia si possa liberare per sempre dall’ignoranza delle istituzioni e dal cancro del “nepotismo”, male per il quale ancora nessuno è riuscito a trovare una cura definitiva.</p>
<p>Foto: Alexander Raths &#8211; Fotolia</p>
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		<title>La ricerca in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 18:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Finanziamenti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Precariato]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ da molti anni ormai un argomento spinoso di non facile trattazione, la ricerca fiore all’occhiello di ogni scienziato che di essa ne fa uno stile di vita ed un credo, è in Italia ultima per quel che riguarda i finanziamenti pubblici. Ad essa è destinato attualmente un misero 1,1% del PIL a dispetto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2011/07/Labor_M.jpg" alt="Laboratorio e Farmacia" title="Laboratorio" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-71" /><strong>E’ da molti anni ormai un argomento spinoso di non facile trattazione, la ricerca fiore all’occhiello di ogni scienziato che di essa ne fa uno stile di vita ed un credo, è in Italia ultima per quel che riguarda i finanziamenti pubblici. Ad essa è destinato attualmente un misero 1,1% del PIL a dispetto di una media europea del 2% e con un progetto comunitario di portarla al 3%. Se avete il modo di parlare con un qualsiasi ricercatore in Italia vi dirà che la loro vita è ricca si ma di salti mortali, precariato, nepotismo, sfiducia e rassegnazione quasi totale. La ricerca dovrebbe essere uno dei principali settori nei quali convogliare il denaro pubblico, ma come sempre in Italia quando si parla di questo scottante nodo ogni promessa o aspettativa viene puntualmente disattesa.</strong></p>
<h2>La corsa alle risorse</h2>
<p>Immaginate di avere un’idea brillante, di essere a pochi passi da una scoperta sensazionale, immaginate di essere uno dei “pochi” oramai ricercatori che risiedono ed operano stabilmente nel nostro paese e che proprio nel momento più importante del vostro lavoro qualcuno vi dica che i soldi sono finiti, che il materiale e la strumentazione tecnica deve essere rimpiazzata ma non ci sono possibilità, immaginate tra l’altro che tra un mese il contratto di dottorato vi scade e immaginate infine di girarvi intorno e vedere solo nebbia, è questo quello che la maggior parte dei pubblici ricercatori vive nel nostro paese giornalmente. Una simile situazione farebbe passare la voglia a chiunque faccia questo ingrato mestiere di passare ore e ore della propria vita chiuso in un laboratorio, eppure c’è chi in Italia di fronte a tutte queste difficoltà ancora la fa la Ricerca, quella con la R maiuscola per intendersi e si vede costretto a sgomitare per farsi assegnare quei pochi soldi a disposizione o ad arrivare per primo alla distribuzione di fondi come quelli che Telethon mette a disposizione ad ogni evento che realizza. Esistono scienziati che sono costretti a paghe degne di uno stagista e che a malapena riescono ad arrivare alla fine del mese. È nelle mani di persone così che risiede la speranza di trovare soluzioni ai grandi problemi scientifici e tecnologici, persone che cercano di racimolare quei pochi fondi in ogni modo possibile.</p>
<h2>La Ricerca privata e il trasferimento all’estero</h2>
<p>In tutto questo panorama esistono poche chances, una tra tutti l’impiego nel privato, che come ben sappiamo “urta” con le mentalità progressiste di coloro che lavorano a progetti scientifici per il bene di tutta l’umanità e non solamente per chi può permetterselo, oppure la partenza verso lidi esteri, che in campo di ricerca vedono assegnare risorse cospicue anno su anno a coloro che meritatamente ottengono risultati di interesse mondiale e che fanno poi pubblicità e danno prestigio al centro di ricerca che ha finanziato il tutto. Immaginate che in paesi come gli Stati Uniti circa il 60% delle risorse viene investito nella ricerca e innovazione, dove uno stipendio medio si aggira sui 4000 dollari al mese, ma soprattutto i contratti anche se a tempo determinato permettono il sicuro ingresso a fronte di risultati brillanti, come del resto è giusto che sia.</p>
<p>Foto: Josef Müllek</p>
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		<title>Il CITI</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 18:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[CITI]]></category>
		<category><![CDATA[CNR]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Aster]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ uno dei centri di sviluppo più rinomati in Italia e all’estero. E’ una rete che raccoglie la Regione Emilia Romagna, le Università , molte associazioni imprenditoriali e non ultimi i grandi centri di ricerca come il CNR e l’ENEA. Il tutto è gestito dal consorzio ASTER nel quale confluiscono gli enti sopracitati , e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2011/07/Besprechung_M.jpg" alt="Ricercatori e congressi CITI" title="Meeting" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-74" /><strong>E’ uno dei centri di sviluppo più rinomati in Italia e all’estero. E’ una rete che raccoglie la Regione Emilia Romagna, le Università , molte associazioni imprenditoriali e non ultimi i grandi centri di ricerca come il CNR e l’ENEA. Il tutto è gestito dal consorzio ASTER nel quale confluiscono gli enti sopracitati , e che nasce con lo scopo di promuovere la ricerca tecnologica e lo sviluppo industriale. Il CITI nasce nel 2001 grazie al protocollo d’intesa dello stesso anno e il compito primario di questa rete è quello di rendere più facile l’interazione tra tutti i soggetti operanti nel settore al fine di incentivare la diffusione delle conoscenze tecnologiche nel settore produttivo mettendo in stretta comunicazione l’ambiente accademico con quello economico. </strong></p>
<h2>L’esigenza delle Imprese nel mercato</h2>
<p>Il CITI è stato uno dei primi progetti che si sono visti come risposta alla difficoltà di far comunicare il mondo della ricerca con quello dell’industria. Da un lato c’è una nutrita rete di laboratori scientifici che spaziano in sei principali settori e cioè Salute, Agroalimentare, Ambiente energia e politiche di sostenibilità , Meccanica, Edilizia e materiali da costruzione e Innovazione organizzativa e dall’altro le aziende che attraverso la loro partecipazione riescono ad indirizzare tali ricerche su strade coerenti e reali con le richieste dei mercati, riuscendo così non solo a dare un grande contributo al volano dello sviluppo tecnologico, ma anche a far si che tale sviluppo non resti poi utopico o eccessivamente costoso in relazione ai benefici che da esso ne possono scaturire.</p>
<h2>La mission del CITI</h2>
<p>Il CITI vede la sua sede a Villa Alma nei pressi di Bologna, sede a sua volta della Alma Graduate School, da qui la natura no-profit dell’intero progetto il quale è principalmente inteso come mezzo di diffusione della cultura dell’innovazione realizzata attraverso la comunicazione diretta con le imprese del territorio. Il segreto del grande successo del CITI è stato proprio quello di mettere al centro dell’attenzione il tessuto economico, pur non volendone realizzare introiti, riuscendo così a suscitare l’interesse delle aziende che hanno visto in questa struttura una grande opportunità di crescita , realizzando un rapporto che fino ad adesso non c’era mai stato tra mondo della ricerca e industria a causa di un sistema “didattico” che ergeva al di sopra della realtà le Università e i centri ad esse correlate.</p>
<p>Foto:  endostock &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Progetto Parco tecnologico virtuale sulla genetica e sulle biotecnologie per la salute</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 18:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-14" title="Ricercatori" src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2011/11/Ricerca-300x200.jpg" alt="Laboratorio di ricerca" width="300" height="200" /><strong>E’ risaputo che il nostro paese è un’inesauribile fonte di cervelli di eccellenza per quel che riguarda il settore della ricerca scientifica ma non è molto chiaro quali sono le regioni della nostra nazione che più coadiuvano l’operato di quest’ultimi. Ebbene l’Emilia Romagna in questo contesto è una delle regioni più sensibili e più disponibili al supporto nei confronti della ricerca e dell’innovazione tecnologica, tanto da dar vita ad un centro per l’innovazione tecnologica e l’imprenditorialità denominato CITI che è attualmente gestito dal consorzio ASTER che riunisce in sé Regione, Università, Enti di ricerca nazionali ed internazionali e realtà economiche del settore.</strong></p>
<h2>La nascita del progetto del Parco tecnologico virtuale</h2>
<p>Parlando della ricerca genetica e biotecnologica bisogna far presente che attualmente esistono tantissime realtà sparse sul territorio nazionale ed estero che spessissimo lavorano a medesimi progetti, cercando soluzioni e innovazioni utilizzando metodi e scoperte diverse. Da qualche anno ci si sta rendendo conto che tutto questo modo di operare è altamente dispersivo e soprattutto costoso, tant’è che proprio in Emilia Romagna (al CITI appunto) si è pensato di iniziare a lavorare ad un progetto faraonico, seppur disarmante nella semplicità dell’idea e nel relativo basso costo di realizzazione rapportato ai benefici che ne potrebbero derivare, e cioè ad un “Portale” (si parla di web ovviamente) che possa fungere da luogo virtuale di aggregazione di tutte le eccellenze della ricerca e del settore economico che ruota attorno ad essa.</p>
<h2>Il Sito del Parco tecnologico</h2>
<p>L’idea di raggruppare in un unico grande calderone Università, Laboratori di ricerca, Industrie Farmaceutiche e Strutture Sanitarie ha dell’incredibile, certo è che se questo progetto vedesse realmente la luce, sarebbe un traguardo eccezionale. Il sito sarebbe organizzato in strutture e livelli proprio come un Centro in senso fisico, diviso in sezioni dedicate ad ogni tipologia di utente che ci naviga. Sarebbe la vetrina di convegni e meeting in primis, di stanze di lavoro divise per progetti dove laboratori e ricercatori distanti anche centinaia e migliaia di kilometri interagiscono in tempo reale trasferendosi i dati delle sperimentazioni. Sicuramente sarebbe sede di una biblioteca virtuale di mappatura del genoma umano e di tutti gli scritti e le ricerche del settore, oltre a fare da link tra il mondo dell’Università e la formazione, o tra le Aziende Ospedaliere impegnate nel mettere in atto le cure genetiche e le Aziende produttrici e sviluppatrici del settore biotecnologico. E non ultima la capacità di fare E-Learning, diventando il primo portale al mondo nella diffusione e nello studio del campo della genetica.</p>
<p>Foto: Alexander Raths &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Bando “Salute, Scienze della vita e innovazione tecnologica”</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 13:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti e Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Bando Regione Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[CITI]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Settore Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel più ampio programma regionale dell’Emilia Romagna per le Azioni Innovative, nel settore Salute, Scienze della Vita e Innovazione Tecnologica oltre all’operato diretto sulla collaborazione tra mondo imprenditoriale e ricerca, un’opportunità davvero interessante è il bando che la Regione vara come finanziamento ai migliori progetti in tema di salute e innovazione. I suddetti finanziamenti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.parcogeneticasalute.it/wp-content/uploads/2011/11/Bologna-300x200.jpg" alt="Bologna" title="Torre Asinelli" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-7" /><strong>Nel più ampio programma regionale dell’Emilia Romagna per le Azioni Innovative, nel settore Salute, Scienze della Vita e Innovazione Tecnologica oltre all’operato diretto sulla collaborazione tra mondo imprenditoriale e ricerca, un’opportunità davvero interessante è il bando che la Regione vara come finanziamento ai migliori progetti in tema di salute e innovazione. I suddetti finanziamenti sono il risultato di un programma internazionale per lo sviluppo della ricerca nel campo della salute e per la cooperazione tra tutti gli organi sia statali che privati che ormai da alcuni anni si è visto come principale impegno da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità prima e poi via discorrendo ai Ministeri per la Salute Pubblica dei vari Stati coinvolti. In Italia il Ministero della Sanità veicola i fondi che a ogni pubblicazione dei bandi comunitari la CE mette a disposizione dei progetti più valenti.</strong></p>
<h2>Emilia Romagna come eccellenza della ricerca e dell’innovazione</h2>
<p>L’Emilia Romagna si conferma ancor oggi come vincitrice assoluta in Italia per il numero dei progetti presentati, valutati e supportati dal Bando “Salute, Scienza della vita e innovazione tecnologica” e il motivo risiede nella grande organizzazione che l’ASTER (il consorzio che gestisce il CITI) conduce annualmente in questa regione riuscendo a mettere in correlazione le imprese che fanno business nel settore della salute e dell’innovazione tecnologica, le quali hanno bisogno di alto supporto tecnico fornito appunto dalle Università e dai Centri di Ricerca che si raccolgono nel CITI.</p>
<h2>E il resto dell’Italia?</h2>
<p>Certamente non è solo l’Emilia Romagna che si muove nel settore della ricerca e innovazione nel tentativo continuo di sviluppare il tessuto economico regionale, altre regioni viaggiano sullo stesso binario, ma nessuna è a livello di quest’ultima. Forse tra le rimanenti 19 è la Lombardia che cerca di tener testa, riuscendo anch’essa a produrre a ogni scadenza di bando un numero consistente di progetti approvati. Il grande successo dell’Emilia Romagna si spiega quindi con la nascita del CITI ovvero il Centro per l’Innovazione Tecnologica e l’Imprenditorialità che è stata la vera chiave di svolta, unico nel suo genere in Italia, esempio che quando si vuole le cose funzionano bene nella nostra nazione, basta solo l’impegno.  </p>
<p>Foto: claudiozacc &#8211; Fotolia</p>
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